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La Decorazione part.2

aprile 30th, 2009 di:

Finiture tradizionali degli intonaci: pitture alla calce e affresco
Le pitture tradizionali, come quelle alla calce o l’affresco, sono caratterizzate da un’interazione migliore con l’intonaco sottostante e con la parete in generale, perché permettono alle superfici di traspirare, scambiando l’umidità con l’ambiente senza creare barriere come invece fanno le pitture sintetiche che creando strati impermeabili si staccano ben presto dalle superfici, scrostandosi e sbollando.

Le pitture tradizionali sono quindi più resistenti agli agenti atmosferici e all’umidità, e invecchiano meglio. Le pitture murali sono composte da vari elementi tra cui i pigmenti coloranti, un legante (calce, caseina, olio di lino, colle animali)  e un solvente (acqua o sintetici). A seconda della composizione di questi componenti si possono avere pitture alla calce, ad olio, tempere, etc.

La pittura a calce è molto diffusa nella ristrutturazione di edifici antichi, soprattutto nella decorazione delle facciate. La calce possiede oltretutto un forte potere disinfettante.

Si ottiene spegnendo in acqua la “calce viva” o ossido di calcio, (prodotto sottoponendo a forte cottura della pietra calcarea) tenendola immersa per almeno sei mesi prima di venir impiegata, poiché altrimenti “brucerebbe” i colori o potrebbe provocare, se utilizzata per gli intonaci, la formazione di piccoli crateri o “bottoni” a danno della pittura. Mediante l’immersione, l’ossido di calcio si trasforma in idrossido di calcio o “calce spenta”, che si presenta come una pasta untuosa detta “grassello”.

La vera e propria tecnica dell’affresco (il cosiddetto “buon fresco”) consiste nel dipingere con colori macinati finemente, stemperati in acqua, su un intonaco ancora umido a base di malta, cioè un impasto di calce e sabbia silicea di fiume (non di mare perché contiene cloruro di sodio, un sale deleterio per la conservazione sia degli intonaci che delle pitture). Così facendo il colore, una volta asciutto, non è più solubile in acqua poiché risulta saldamente inglobato nei cristalli di carbonato di calcio. Questo processo si chiama carbonatazione della calce: l’idrossido di calcio, che mescolato alla sabbia  costituisce l’intonaco, perde acqua asciugando per evaporazione, e si lega con l’anidride carbonica dell’atmosfera, tornando a formare carbonato di calcio, cioè un composto duro ed insolubile.
Questo processo fa dell’affresco la tecnica pittorica più resistente all’invecchiamento. Questo spiega anche perché sia fondamentale dipingere su intonaco umido: al contrario le particelle di pigmento non vengono inglobate dal carbonato di calcio e quindi “spolverano”. Per evitare questo problema, a volte si utilizzava la tecnica del  “mezzo fresco”, stemperando i colori in  “latte di calce” (calce idrata mescolata all’acqua)  o in “acqua di calce” ancora più diluita che essiccando crea un sottile strato di carbonato di calcio che protegge maggiormente i colori rispetto ad una stesura a secco ma rende la pittura un po’ meno brillante, dai toni pastello.

Infine nella tecnica del “fresco a secco”, adattata per la decorazione ornamentale, si dipinge su intonaco secco, bagnandolo però prima con acqua di calce e utilizzando i medesimi colori adatti per l’affresco stemperati in acqua.

 

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