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	<title>Atelier del Mal D'Estro</title>
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	<description>Restauro e Decorazione</description>
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		<title>La Decorazione part.3</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 21:07:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il procedimento di esecuzione  del vero affresco è tramandato dall’antichità. La buona preparazione del muro è fondamentale,  l’intonaco era generalmente costituito da due o tre strati: l’arriccio, più grossolano, l’intonaco e talvolta l’intonachino molto levigato, ottenuto con un inerte di grana più minuta, a volte addizionato con polvere di marmo finissima ed una maggior quantità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il procedimento di esecuzione  del vero affresco è tramandato dall’antichità.</p>
<p>La buona preparazione del muro è fondamentale,  l’intonaco era generalmente costituito da due o tre strati: l’arriccio, più grossolano, l’intonaco e talvolta l’intonachino molto levigato, ottenuto con un inerte di grana più minuta, a volte addizionato con polvere di marmo finissima ed una maggior quantità di legante<span id="more-23"></span>.</p>
<p>Sull’arriccio si esegue il primo disegno preparatorio. Tra la fine del 1200 e il 1300 ci furono due importanti innovazioni tecniche: l’uso del disegno preparatorio fatto sull’arriccio, detto “sinopia” dal tipo di terra rossa utilizzato come pigmento e proveniente dalla città di Sinope in Asia minore, e la stesura dell’intonaco per “giornate” cioè coprendo con l’intonachino solo la parte di sinopia che il pittore pensava di poter eseguire in giornata  ovvero con l’intonaco ancora umido.</p>
<p>Nel 1400 alla sinopia si sostituì il “cartone”. L’artista realizzava prima un bozzetto della composizione che veniva poi trasportato in scala definitiva su una serie di grandi fogli di carta incollati insieme, il cartone appunto.</p>
<p>Poi venivano bucherellati i contorni delle figure e una volta fissato il cartone al muro, si eseguiva lo “spolvero”, cioè si batteva sopra con un tampone ripieno di polvere di carbone o terre che filtrando nei forellini lasciava il segno dei contorni.</p>
<p>Il disegno poteva essere trasportato sul muro anche con la tecnica dell’”incisione diretta”, cioè premendo sui contorni delle figure del cartone  con una punta metallica imprimendo i segni nella malta fresca.</p>
<p>Altro sistema di riporto era la “quadrettatura”che divenne comune nel 1500, che utilizza una griglia per l’ingrandimento dell’immagine dal bozzetto al muro su cui si battevano i fili in orizzontale e verticale.</p>
<p>Per quanto riguarda la stesura dei colori, l’affresco presenta notevoli difficoltà tecniche poiché non permette errori e quindi cancellature e richiede una notevole velocità di esecuzione. Occorre poi considerare che i colori, asciugando il muro, subiranno uno schiarimento di cui il pittore deve tener conto in vista dell’armonia finale della composizione e che non si possono utilizzare tutti i pigmenti a causa dell’alcalinità della calce che disgrega quelli di origine animale o vegetale e ne ossida altri come quelli a base di piombo (biacca, minio, ecc.) l’azzurrite, il blu lapislazzuli ed il cinabro. La gamma si restringe a tutti quei pigmenti minerali che sono ocre gialle e rosse, terre verdi, terre di Siena e d’ombra,  nero avorio, bianco S. Giovanni.</p>
<p>Gli altri pigmenti possono essere utilizzati solo “a secco”, a tempera, cioè con un legante come l’uovo, colle animali, gomme, latte, ecc.</p>
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		<title>La Decorazione part.2</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 20:57:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finiture tradizionali degli intonaci: pitture alla calce e affresco Le pitture tradizionali, come quelle alla calce o l’affresco, sono caratterizzate da un’interazione migliore con l’intonaco sottostante e con la parete in generale, perché permettono alle superfici di traspirare, scambiando l’umidità con l’ambiente senza creare barriere come invece fanno le pitture sintetiche che creando strati impermeabili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Finiture tradizionali degli intonaci: pitture alla calce e affresco</strong><br />
Le pitture tradizionali, come quelle alla calce o l’affresco, sono caratterizzate da un’interazione migliore con l’intonaco sottostante e con la parete in generale, perché permettono alle superfici di traspirare, scambiando l’umidità con l’ambiente senza creare barriere come invece fanno le pitture sintetiche che creando strati impermeabili si staccano ben presto dalle superfici, scrostandosi e sbollando.</p>
<p>Le pitture tradizionali sono quindi più resistenti agli agenti atmosferici e all’umidità, e invecchiano meglio. Le pitture murali sono composte da vari elementi tra cui i pigmenti coloranti, un legante (calce, caseina, olio di lino, colle animali)  e un solvente (acqua o sintetici). A seconda della composizione di questi componenti si possono avere pitture alla calce, ad olio, tempere, etc. <span id="more-20"></span></p>
<p>La pittura a calce è molto diffusa nella ristrutturazione di edifici antichi, soprattutto nella decorazione delle facciate. La calce possiede oltretutto un forte potere disinfettante.</p>
<p>Si ottiene spegnendo in acqua la “calce viva” o ossido di calcio, (prodotto sottoponendo a forte cottura della pietra calcarea) tenendola immersa per almeno sei mesi prima di venir impiegata, poiché altrimenti “brucerebbe” i colori o potrebbe provocare, se utilizzata per gli intonaci, la formazione di piccoli crateri o “bottoni” a danno della pittura. Mediante l’immersione, l’ossido di calcio si trasforma in idrossido di calcio o “calce spenta”, che si presenta come una pasta untuosa detta “grassello”.</p>
<p>La vera e propria tecnica dell’affresco (il cosiddetto “buon fresco”) consiste nel dipingere con colori macinati finemente, stemperati in acqua, su un intonaco ancora umido a base di malta, cioè un impasto di calce e sabbia silicea di fiume (non di mare perché contiene cloruro di sodio, un sale deleterio per la conservazione sia degli intonaci che delle pitture). Così facendo il colore, una volta asciutto, non è più solubile in acqua poiché risulta saldamente inglobato nei cristalli di carbonato di calcio. Questo processo si chiama carbonatazione della calce: l’idrossido di calcio, che mescolato alla sabbia  costituisce l’intonaco, perde acqua asciugando per evaporazione, e si lega con l’anidride carbonica dell’atmosfera, tornando a formare carbonato di calcio, cioè un composto duro ed insolubile.<br />
Questo processo fa dell’affresco la tecnica pittorica più resistente all’invecchiamento. Questo spiega anche perché sia fondamentale dipingere su intonaco umido: al contrario le particelle di pigmento non vengono inglobate dal carbonato di calcio e quindi “spolverano”. Per evitare questo problema, a volte si utilizzava la tecnica del  “mezzo fresco”, stemperando i colori in  “latte di calce” (calce idrata mescolata all’acqua)  o in “acqua di calce” ancora più diluita che essiccando crea un sottile strato di carbonato di calcio che protegge maggiormente i colori rispetto ad una stesura a secco ma rende la pittura un po’ meno brillante, dai toni pastello.</p>
<p>Infine nella tecnica del “fresco a secco”, adattata per la decorazione ornamentale, si dipinge su intonaco secco, bagnandolo però prima con acqua di calce e utilizzando i medesimi colori adatti per l’affresco stemperati in acqua.</p>
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		<title>La Decorazione part.1</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 20:27:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Quando la necessità spinse gli uomini alla riflessione, al lavoro e all’unione, venne allora aperta la via che doveva condurre alla civiltà. Oltre l’intelletto e la volontà, l’uomo ebbe la fantasia, il cui primo indizio si rivela nell’istinto di abbellire prima sé stesso, indi ciò che lo circonda… Sull’impulso di adornarsi non ebbe influenza il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Quando la necessità spinse gli uomini alla riflessione, al lavoro e all’unione, venne allora aperta la via che doveva condurre alla civiltà. Oltre l’intelletto e la volontà, l’uomo ebbe la fantasia, il cui primo indizio si rivela nell’istinto di abbellire prima sé stesso, indi ciò che lo circonda… Sull’impulso di adornarsi non ebbe influenza il clima, né la pura necessità della vita, che costrinsero l’uomo a costruirsi un ricovero, a procacciarsi un vestito; ma fu elezione spontanea dello Spirito” (<em>Giuseppe Ronchetti</em>).</p>
<p>Fin dall’inizio dei tempi l’uomo ha sentito l’esigenza di decorare l’ambiente in cui viveva.<br />
Gli uomini preistorici rappresentavano scene di caccia sulle pareti di roccia della caverna utilizzando graffiti o le materie coloranti che la natura offriva spontaneamente<span id="more-18"></span>. Nell’antico Egitto venivano dipinti i muri delle tombe dei faraoni  anche con ornati che imitavano diversi frutti della natura, come il fiore di loto, il capo del papavero, l’albero di palma., utilizzando una gamma ristretta di colori mesticati in certi casi con la cera.</p>
<p>I Greci amavano decorare templi, e i Romani, sapendo saggiamente combinare l’arte e la tecnica degli Etruschi e degli stessi Greci,  utilizzavano l’arte del falso anche  per realizzare elementi architettonici a costi ridotti e nessuna casa patrizia era perfetta senza arabeschi, festoni e figure svolazzanti. L’imitazione dei materiali è quindi un’arte che esiste da sempre.<br />
Con il termine “trompe-l’oeil”  (letteralmente “inganno dell’occhio” ) si intende la raffigurazione eseguita con tecniche varie, di una serie di oggetti, ripresi con una tale fedeltà del particolare da dare l’illusione della loro reale esistenza; quindi sia pitture che fingono una tridimensionalità e una profondità in ambienti chiusi o su pareti cieche, sia l’imitazione pittorica dei vari tipi di materiali esistenti. Così si possono ridisegnare gli ambienti, creando nuovi spazi  con finte finestre spalancate su paesaggi, architetture fantastiche, giardini d’inverno, nicchie, tendaggi, ferri battuti o rendendoli più preziosi od accoglienti con raffinate o più sobrie decorazioni. La tecnica del trompe-l’oeil è utilizzata anche per imitare qualsiasi tema ispirato alla natura, dalle pietre, minerali e marmi, ai fiori,vegetali, essenze legnose, fino agli animali.</p>
<p>Un buon effetto illusionistico non è casuale ma frutto di una studio accurato dell’artista che deve tra l’altro tener conto di svariati fattori : le necessità del committente, di cui ovviamente vanno rispettati i gusti e le esigenze, le caratteristiche del locale di cui bisogna innanzi tutto considerare la destinazione d’uso, il tipo di mobilio e sua disposizione, i colori già esistenti di stoffe, pavimenti,  ecc. e il tipo di architettura, sue proporzioni, tipo di soffitto, finitura delle pareti, tipo di illuminazione ed orientamento rispetto al sole.</p>
<p>Una volta decisa l’impronta o carattere che si vuole dare all’ambiente, bisogna riflettere sulle varie possibilità di decorazione da scegliere: effetti ottenuti mettendo a contrasto materiali diversi, finiture speciali delle superfici, come la graffiatura, la spugnatura e la stracciatura, semplice scelta di  abbinamenti di colori nelle campiture di pareti e soffitti, scelta di materiali che producono effetti particolari come tinte perlacee, effetto metallico, vellutato, ecc. , invecchiamento delle pitture con diversi tipi di patine, marmorino, uso della filettatura con semplici linee diritte o finte modanature, false pietre o mattoni, ornamentazioni in vari stili, con imitazione dei legni, dei marmi, delle pietre dure, dei metalli, delle stoffe, uso dello stencil, lavori di doratura, laccatura, fino al trompe-l’oeil murale. I dipinti possono infine essere realizzati sia direttamente sulla parete, sia su pannelli di legno o su tela. Questi due ultimi supporti sono molto usati, poiché possono essere facilmente rimossi in caso di trasferimenti o modifiche dell’arredamento, sia perché permettono la loro realizzazione all’interno di un laboratorio.</p>
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